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Talk_About_the_passion


MY WORLD


2 marzo 2007

look up.

What do you see? All of you and all of me, fluorescent and starry, some of them they surprise. busride. I went to write this, 4 a.m., this letter. Fields of poppies, little pearls. All the boys and all the girls--sweet-toothed, each and every one a little scary. I said your name. I wore it like a badge of teenage film stars, hash bars, cherry mash and tin foil tiaras. Dreaming of Maria Callas, whoever she is. This fame thing, I don't get it. I wrapped my hand in plastic to try to look through it. Maybelline eyes and girl-as-boy moves. I can take you far. This star thing, I don't get it. [I'll take you over. I'll take you there.] Aluminum, it tastes like fear. Adrenaline, it pulls us near. Will you live to 83? Will you ever welcome me, will you show me something that nobody else has seen? Smoke it, drink. Here comes the flood, anything to thin the blood. These corrosives do their magic slowly, and sweet. Phone, eat it, drink. Just another chink, cuts and dents they catch the light. Aluminum, the weakest link. I don't want to disappoint you. I'm not here to anoint you. I would lick your feet but is that the sickest move, I wear my own crown, and sadness, and sorrow, and who'd of thought tomorrow could be so strange? My loss. And here we go again. [I'll take you over. I'll take you there.] Aluminium, it tastes like fear. Adrenaline, it pulls us near. It tastes like fear. It pulls us near. Look up. What do you see? All of you and all of me, flourescent and starry, some of them they surprise. I can't look it in the eyes. Seconal, spanish fly, absinthe, kerosene, cherry-flavored neck and collar. I can smell the sorrow on your breath. The sweat, victory and sorrow. This smell thing, I got it. [I'll take you over. I'll take you there.] Aluminum, it tastes like fear. Adrenaline, it pulls us near. It tastes like fear. It pulls us near. It tastes like fear. It pulls us near.



prendi un aereo da 38 euro andata e ritorno.
e poi, Gaudì, la rambla, l'hard rock cafè e la giacca di morrissey. il mercato colorato, gli artisti di strada, gli animali e i fiori, l'ostello e il governo che cade, la paella, i panini e le parole in spagnolo inventate. i tifosi del liverpool, le fotografie sceme, profumo di spezie, sangria, vita. il quartiere gotico e la cattedrale e la pedrera con i suoi comignoli attorcigliati e i suoi saliscendi che al tramonto ci hanno tanto emozionato.

barcellona è stato uno dei viaggi più speciali e l'abbiamo fatto insieme. un fine febbraio strepitoso. si stava bene, siamo stati bene.

perchè sono tante le coincidenze che ci legano.
perchè ieri era il nostro primo anniversario. eravamo divisi e non è stato facile.
perchè ogni volta che sento parlare di roma mi viene un nodo in gola, e mai come in questo momento ho desiderato cambiare vita, mandare tutto all'aria e seguire il mio istinto.
ma devo frenarmi, ho aspettato tanto il momento della svolta e adesso forse si avvicina. spero solo che vada tutto come credo e spero.

e mi dispiace di non aver aggiornato molto il blog negli ultimi tempi. ho la testa da tutt'altra parte, tra scuola strumento persone e famiglia, ma in fondo questo spazio contiene tanti pensieri, tanti passaggi della mia vita, e io gli sono affezionata. e pensare che avevo cominciato con l'idea di parlare solo di rem.
ogni tanto perdo l'ispirazione ma poi la ritrovo. forse prima avevo piu sentimenti da buttare fuori e mi sfogavo scrivendo. adesso sto imparando a esternarli, piano piano, anche in altri modi. sono cambiata, sto cambiando, mi sento a volte più seria e altre piu spensierata. piango tanto, rido tanto, non mi vergogno più di alcune cose, specialmente con lui. ma si sapeva che sarebbe stata cosi la nostra storia. come quando parlavamo da amici. era tutto speciale. sto cambiando, anche se le mie fissazioni sono sempre le stesse e il mio mondo è sempre quello, soltanto più aperto. a volte è strano pensarci, ma è cosi.







permalink | inviato da il 2/3/2007 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


2 ottobre 2006

lettera aperta a me stessa

ho sempre dato molta importanza alle sensazioni più viscerali mettendo da parte la superficie, in modo da avere le idee molto chiare su cosa trovo interessante e che cosa noioso e brutto, facendo il minimo indispensabile per le cose che mi prendono meno per buttarmi invece in ampie escursioni fuori programma, rinunciare al voto alto per dedicarmi alle esperienze di vita cercando di creare qualcosa di piu di un numero scritto su un fottuto pezzo di carta. c'è chi trova il suo equilibrio ottenendo la perfezione in tutto ciò che fa, c'è chi lo trova nell'anarchia e nel non-rispetto delle regole, e via discorrendo. io cerco di ottenerlo mischiando tutte le cose, e in fondo sono convinta che anche in tutto questo folle disordine che regna nella mia testa ci sia una sorta di equilibrio che alterna momenti di euforia passione ed entusiasmo a momenti di crollo totale di tutte le mie certezze. mi sforzo di pensare che anche le lacrime versate facciano parte di me, che sono sempre io, quando canto rido scherzo studio mi arrabbio e anche quando sento di stare per crollare. poi uno nella vita deve cercare di migliorarsi sempre, e se cade deve cercare di rialzarsi e deve cercare di non lasciarsi influenzare da chi gli sta accanto e deve saper riconoscere la vera intelligenza, che non è prendere 10 o 30 o 110 ma è cercare una profondità una rilassatezza una esperienza una cultura un qualcosa che dia un senso all'esistenza, e di spunti ne abbiamo tanti e tanti, e forse è il caso di trarne profitto per noi stessi per sentirci persone migliori. io continuo a dire di essere in un periodo un po' morto dove questo mio lato è un po' sparito, divorato dai miei pensieri su amicizie e sentimenti interiori. però all'improvviso mi si ripresenta ad esempio quando ascolto versi di canzoni in cui mi riconosco come quando avevo 14 anni e come allora mi viene ancora il magone, e sono felice, dio se sono felice, di aver ritrovato me stessa, anche solo per un attimo.
 
ho scritto di getto omettendo anche qualche virgola forse. the fool might be my middle name, era una delle mie frasi. lo è ancora e lo sarà sempre. in fondo all'apparenza non ho niente di folle. sono normale. il che al giorno d'oggi, con tutta questa gente che fa di tutto per non esserlo, è una gran cosa.

ale




permalink | inviato da il 2/10/2006 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


21 settembre 2006

la cura

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

 
Non ho postato in questi giorni anche se il cuore e la mente, negli ultimi tempi, sono particolarmente ricchi di contenuti, pensieri, emozioni, forse anche impossibili da esprimere a parole ma proprio per questo magnifici... intanto sono a casa da sola da qualche giorno, e sto imparando un po' cosa significhi vivere la quotidianità senza le persone che normalmente ritrovo alla fine di ogni giornata. devo dire che non mi dispiace, mangiare quando ho fame veramente, cercando di preparare pasti abbastanza variegati anche senza qualcuno che faccia la spesa e decida il menu, guardare la tv se ne ho voglia e mettermi sul divano a leggere in accappatoio dopo la doccia, ma anche mantenere ordine e pulizia, occuparmi della bestiola, fare lavatrici e stendere. la ricerca di una vita equilibrata insomma, la ricerca di una quotidianità da vivere con me stessa e non l'anarchia tipica di quando i genitori vanno via. cerco di prepararmi a un futuro in cui dovrò occuparmi da sola di molte cose. per ora la sola cosa di cui vorrei occuparmi è il mio essere speciale che sta male, ed ecco che salta fuori il problema piu grosso delle storie a distanza, e non parlo di litigi o bollette stratosferiche, bensì di quel senso di impotenza che si ha quando la persona amata sta male e ha bisogno di qualcuno accanto, e quel qualcuno dovresti essere tu, oltre a medici parenti e amici. ma tutto ciò finirà presto; nel frattempo, con questa canzone di battiato, un buon libro di calvino e un fastidioso mal di testa, mi godo la fine di questa lunga giornata di settembre, sperando che tutto si risolva per il meglio.




permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 0:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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allora danzavamo lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m’interessa, perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano e dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali .......



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